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Il diritto negato all’errore

Errore etimologicamente deriva dal latino error, che è una derivazione di errare, quindi vagare, viaggiare, pellegrinare.

Errore è sperimentazione, esplorazione, acquisizione di consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, passaggio imprescindibile per la definizione di progetti e ambizioni.

Nell’articolo di Claudia Voltattorni si parla di quanto l’ansia di far primeggiare i figli e di proteggerli dal fallimento in realtà precluda loro proprio la possibilità, anzi il diritto di sbagliare, di commettere errori e costruire così la propria storia personale.

In questo processo concorrono l’atteggiamento proiettivo di tanti genitori che vorrebbero i figli a propria immagine (ideale) e somiglianza, l’incapacità dei genitori di reggere i fallimenti dei figli perché vissuti come propri, l’invischiamento negli stereotipi, l’ambizione di spianare la strada ai figli affinché non debbano incontrare difficoltà e ostacoli, la diffidenza quando non la sfiducia nella scuola, negli insegnanti e più in generale nelle relazioni che i figli costruiscono.

I figli, da subito, da quando vengono al mondo, hanno il diritto di sbagliare, stare nella frustrazione del fallimento per ritentare, trovare alternative, sviluppare connessioni e strategie, che saranno il bagaglio personale di ciascun bambino, di ciascuna persona cresciuta nella libertà di esprimersi, di esplorare per tentativi e di scoprire la propria strada.

I genitori hanno il compito di educare, sostenere e proteggere dai pericoli, non hanno il diritto di tarpare le ali.