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Bambini aggressivi

Sempre più frequentemente si sentono o si leggono storie di bambini definiti aggressivi e violenti. Tristemente si spendono più parole a descrivere il disagio dei compagni spaventati o le rimostranze dei genitori di questi ultimi, che vivono la situazione come minacciosa per i propri figli. Poche sono le parole spese per capire cosa porti un bambino ad essere tanto arrabbiato da ribaltare i banchi. Ogni bambino ha la propria storia, ma questo non costituisce ragione sufficiente per ignorarla. 
La violenza è la manifestazione della rabbia e sulla manifestazione dell’emozione si può fare ben poco, sullo stato emotivo del bambino si può invece fare moltissimo, senza mai prescindere dal suo contesto a tutto tondo (affettivo, familiare, scolastico).

Un approccio sistemico, che coinvolga attivamente la famiglia, la scuola e la rete che orbita attorno al bambino, può determinare cambiamenti significativi e positivi non solo per il bambino, ma anche per tutte le persone che con lui interagiscono, a vari livelli. L’emarginazione, l’isolamento, la stigmatizzazione non portano lontano. La comunicazione, l’accoglienza, il confronto e il sostegno sono invece una risorsa che si autoalimenta.
Un bambino arrabbiato, messo in condizione di potersi esprimere, di essere contenuto e accolto, di avere uno spazio sicuro nel quale aprirsi e mostrarsi senza paura di essere giudicato, diventa una risorsa anche per i compagni, che inizialmente possono sentirsi disorientati e che nel processo di ricomposizione della situazione si vedono riconosciuti e valorizzati nel ruolo di pari, che accolgono e supportano uno di loro temporaneamente in difficoltà.