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Love makes a family – la negazione del diritto di famiglia

Sono stordita dalle pieghe (o piaghe, a seconda dei punti di vista) che fanno da corollario al dibattito sul ddl Cirinnà. La questione mi pare molto semplice: scegliere se estendere o meno il diritto di famiglia a chi ancora ne è escluso. Eppure sembra assai più interessante disquisire sulle sfaccettature, reali o immaginarie, dell’oggetto che ad oggi determina la discriminazione (l’orientamento sessuale) rispetto al fatto che la discriminazione sia oggettiva. Oltre al coinvolgimento etico, la questione mi tocca profondamente a livello personale.


Sarà che da divorziata ho potuto accedere alla procreazione assistita (legalmente e in una struttura pubblica) con un uomo che non era mio marito ed è diventato il padre biologico delle mie figlie, che a tutti gli effetti oggi ne è il genitore riconosciuto ufficialmente, a partire dal cognome, ma anche per il legame che ha con le bambine, senza che la nostra separazione come coppia abbia intralciato la continuità del loro rapporto.
Sarà che mi sono innamorata di uomo che ha due bambini, che ho avuto la fortuna di poter costruire con lui un progetto di vita e di famiglia che ci permette oggi di stare con i nostri figli a volte tutti insieme, a volte a due a due, a volte senza. Sarà che abbiamo la fortuna di vedere i nostri figli che si considerano fratelli e ci sentono genitori (senza nulla togliere agli altri due genitori che hanno, legittimi quanto noi).
Sarà che ci è venuto il desiderio di sposarci, perché è molto romantico, ma anche perché se a uno di noi capitasse qualcosa vogliamo che l’altro possa legittimamente continuare ad occuparsi di tutti e 4 i nostri figli.
Sarà che abbiamo fissato la data del matrimonio e ci sposeremo e ne siamo felici. Sarà che questa fetta della mia vita che (non senza fatica e pudore) rendo pubblica a chi non mi conosce così a fondo è costata dolore, sacrificio, ostilità, isolamento, rifiuto e disprezzo.
Sarà che nonostante tutto ho avuto l’incommensurabile fortuna di essere LIBERA di scegliere per me stessa, per il mio corpo, per la mia vita, per le mie relazioni sentimentali, per i miei figli.
Sarà per tutto questo che oggi mi manda letteralmente fuori di testa la consapevolezza che molte persone, oltre alle difficoltà che ho provato sulla mia pelle per avere quella che oggi è la mia famiglia, non solo debbano subire il giudizio di chi si preoccupa del loro orientamento sessuale, ma soprattutto non siano LIBERE di esercitare diritti dovuti.